Il movimento per l’acqua e l’EXPO 2015   Leave a comment

fontana-acquaIl movimento per l’acqua e l’EXPO 2015
Partecipazione alla 2 giorni “Grandi opere e mega-eventi… liberiamocene!” (Milano, 11-12 ottobre)

 

Vogliamo aderire all’appello lanciato da Milano, dai comitati contro l’EXPO, per il fine settimana dell’11 e 12 ottobre e approfittiamo dell’occasione per articolare un ragionamento.
Expo 2015: perchè prendere parola?
Il movimento dell’acqua in Italia ha rappresentato e rappresenta una lotta per la riappropriazione di un bene comune, contro la speculazione e la creazione di profitti su un bene naturale che appartiene a tutti e nessuno; ma è anche un percorso per l’affermazione di un modello differente, di gestione del servizio idrico, certo, ma anche di relazioni all’interno della società, una impostazione sociale e politica basata su una partecipazione dal basso, su una redistribuzione della ricchezza collettiva per interessi collettivi, lontano dagli interessi privati e dalle clientele che spesso affondano il pubblico. Un modello basato sul “comune”, che sappia tutelare garanzie e diritti a partire dai beni comuni.

Sono molte le lotte locali, in Italia e in Europa, che si attivano e riescono a connettersi, ma, oggi, noi stiamo cercando di lavorare proprio sulla costruzione di nessi e relazioni come uno degli aspetti prioritari; ci rendiamo conto che ogni singola battaglia è collegata alle altre, le dinamiche si ripetono sempre uguali, la sconfitta o la vittoria non si può affrontare e valutare da soli, ma c’è una stretta correlazione tra le scelte e le prospettive che ogni singola vertenza può immaginare. A partire proprio dai territori che, spesso, condividono questioni e lotte.

L’expo 2015, dal nostro punto di vista, è una vicenda simbolica che ci offre la possibilità di sviluppare un ragionamento complessivo e che ci impone, come movimento dell’acqua stesso, di prendere una posizione.

Infatti, nei meccanismi che muovono l’esposizione mondiale, c’è una commistione tra grande opera e grande evento, in cui un evento privato si costruisce con soldi pubblici. Una dinamica di privatizzazione assunta come obiettivo strategico nazionale, su cui tutti gli ultimi governi, senza distinzione di colore, hanno indicato un’unica ricetta possibile.

Tutta la propaganda è stata ipostata con la tipica formula “dell’unica possibilità”, della “grande opportunità”, “dell’innovazione”, così come le solite schermaglie nei confronti degli oppositori si sono basate s parole comeu “disfattisti”, “conservatori” “affetti da sindrome di Nimby”.
Una propaganda divenuta imbarazzante alla luce dell’ondata di arresti degli ultimi mesi, delle inchieste istituzionali, prima messe all’angolo e ora usate come cartina di tornasole, dei dati reali sugli investimenti e sul lavoro. Una enorme, gigantesca, scenografia cinematografica: facciate senza nulla dietro, se non quella forte e irrefrenabile voracità in cui i terriotri, le ricchezze collettive e i beni comuni diventano il piatto principale.

Un perfetto apripista per una nuova stagione di privatizzazioni e grandi opere (inutili); un passepartout, per l’attuale e autoritario governo Renzi, per agire come uno schiacciasassi di fronte a qualsiasi opposizione.
Una truffa vera e propria che, una volta finita, lascerà solo più speculazione privata, più debito pubblico, più precarietà. E lo sa bene chi presterà attività e servizio all’interno di EXPO, non retribuito ma come volontario, e saranno migliaia.

Acqua all’expo2015
Nello specifico, all’interno del grande carrozzone di EXPO2015, due vicende nello specifico, chiamano in causa il movimento dell’acqua: le vie d’acqua e l’appalto dell’acqua al padiglione italiano.

Nel primo caso un’opera idrica inutile viene imposta alla cittadinanza, con una devastazione dei parchi cittadini, giocando sull’immaginario dell’elemento “acqua” e la distribuzione idrica; operazione che è stata bloccata solo grazie alla tenace mobilitazione dei comitati di cittadini ed al successivo intervento della magistratura, mentre è risultata debole la capacità dell’amministrazione comunale di Milano di affrontare i nodi legati alla speculazioni e agli scandali sugli appalti. Quella battaglia, a tutt’oggi, non si è chiusa e continua ad essere una minaccia a cui, dal basso, si continua ad oppore un’opposizione determinata e sempre più larga.
Anzi, lo stesso Sindaco Pisapia, continua a sostenere l’opera, scordandosi che dovrebbe,invece, avere ben altre priorità rispetto all’acqua, al servizio idrico e alla volontà popolare. Ad esempio, ripubblicizzare l’azienda idrica milanese, operazione a portata di mano ma che viene lasciata nel dimenticatoio, magari fino alle prossime elezioni.

La seconda è lo schiaffo, innanzitutto culturale, che si dà ai cittadini e alla volontà espressa con il referendum del 2011. Era possibile infatti da parte di EXPO di adottare la proposta presentata dai Comitati milanesi di adottare “l’acqua dell’acquedotto come bevanda esclusiva di Expo”. Si è preferito invece limitarsi ad accogliere la realizzazione nello spazio di 32 Case dell’acqua e di lanciare per il padiglione Italia un Bando che stato vinto dalla la Nestlè, multinazionale svizzera – attraverso la controllata Sanpellegrino spa – gestirà la Piazzetta tematica Acqua del Padiglione Italia perchè, parole testuali: “Nell’area oggetto della concessione -spiega un comunicato diffuso da Assolombarda- sarà possibile organizzare un’offerta di degustazione di prodotti e vendita degli stessi, con focalizzazione sul prodotto tematico Acqua, che deve costituire l’offerta prevalente dell’area. Il Concessionario avrà diritto di vendere acqua prodotta in proprio, commercializzata da esso o in virtù di diritti di esclusiva, che deve dichiarare in sede di offerta”.

Ovvero l’acqua ritorna ad essere merce, o bisogno da soddisfare, ma non diritto sul quale non speculare.

Non saremo parte di questo meccanismo
Per tutto questo, il Forum Italiano dei Movimenti dell’acqua, afferma con forza la sua contrarietà all’EXPO 2015, ai suoi contenuti e metodi, che nascondono una speculazione e un modello che avversiamo in coerenza con i nostri principi .

Per questo stesso motivo il Forum vigilerà insieme ai Comitati locali e a quello No Expo, sostenendone le iniziative in questo lungo anno, per contrastare i processi di privatizzazione e di mercificazione dei beni comuni in nome dell’innovazione e dell’immagine dell’Italia.

Perchè l’acqua è un diritto: pubblica, partecipata, libera e di qualità.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
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Pubblicato ottobre 7, 2014 da nemaprob in Uncategorized

13 giugno 2014: tre anni dopo   Leave a comment

acquaPer il terzo compleanno della vittoria referendaria del giugno 2011, il governo Renzi ha già preparato il regalo: verrà impugnata, al fine di cancellarla, la legge d’iniziativa consiliare e popolare che prevede la ripubblicizzazione dell’acqua nella Regione Lazio, con la motivazione che la legge sarebbe in contrasto con le norme sulla concorrenza. Un’accelerazione verso nuove politiche liberiste fatte di maggiori privatizzazioni e un avvertimento per tutte quelle realtà territoriali che hanno intrapreso percorsi nel rispetto del referendum di tre anni fa.

A Mantova, purtroppo, tutto questo è indifferente: qui il grande risultato è stato dimenticato e rimosso in fretta. Il voto di 164mila mantovani è stato preso e buttato via come se la democrazia fosse carta straccia. Il silenzio porta oblio e per questo vale la pena di ricordarne le tappe.

Il primo quesito referendario era sull’affidamento ai privati del servizio idrico, la privatizzazione: a Mantova la gara per il socio privato fu scritta prima dell’esito referendario, già nel 2010 per conto del Comune di Mantova (amministrazione Sodano) con la consulenza di Stefano Speziali, imprenditore di Roncoferraro nel campo della gestione idrica; questi, interrogato su un suo interesse “diretto” nella gara, negò categoricamente. Nonostante il voto dei cittadini, tutti i nostri amministratori mantovani nulla hanno detto o fatto per dare attuazione alla chiara volontà popolare: solo silenzio o affermazioni sibilline. Il Sindaco Sodano (Forza Italia), formalmente per l’acqua pubblica, si è espresso favorevolmente nei confronti del percorso di privatizzazione. Candido Roveda (Pd) non ha mai negato “la necessità del privato che porta investimenti”, nonostante il suo ruolo di consigliere Aato ai tempi dell’avvio della gara, di presidente dell’Ufficio d’Ambito poi, di consigliere provinciale e di Sindaco di Roncoferraro fino a pochi mesi fa. Dal canto suo, il Presidente di Tea Luigi Gualerzi (in quota Lega Nord), pur amministrando un ente pubblico, nominato dalla politica, non si è mai preoccupato di attivare percorsi democratici a seguito del vittorioso responso del 2011; già chiaramente schierato con la parte perdente di quel referendum continuò imperterrito ad ignorarne l’esito e confermò che “l’affidamento al privato è l’unica strada percorribile”. Le buste con le offerte per il socio privato vennero aperte l’anno scorso, in piena estate: della cordata vincitrice di quel 40% faceva parte anche la STA di Speziali, il consulente che si dichiarava “disinteressato” alla gara. E tutto questo nell’assoluto silenzio della politica. Ora c’è un percorso che sembrerebbe positivo, che si propone di ridurre il numero dei gestori dei servizi idrico nella provincia per razionalizzarlo: attenzione però, non vorremmo trovarci di fronte al fatto compiuto dell’introduzione dei privati anche dove il capitale risulta ancora pubblico, senza che non ci sia mai stata alcuna discussione sulla forma di gestione dell’acqua.
(leggi, scarica, diffondi l’infografica)

– Il secondo quesito metteva invece in chiaro che non si poteva fare profitto sull’acqua: noi continuiamo a chiederci che fine hanno fatto, dal 2007 ad oggi, quei 25/30 milioni di mancati investimenti, che avrebbero dovuto essere utilizzati per adeguare impianti fognari e acquedottistici per i quali noi cittadini abbiamo pagato con tariffe che sono aumentate, dal 2007 al 2013, del 4,5% medio per ciascun anno. Questo significa che le bollette sono aumentate in questi anni oltre il 30%, a fronte di una inflazione del 13% ……. E il restante 17%? Che dire poi dei soldi che l’Ufficio d’Ambito, negli ultimi due anni, ha concesso al Bilancio Provinciale?

E ancora le casette dell’acqua: i distributori di acqua privati, comparsi in vari comuni del mantovano come “soluzione” alla produzione di rifiuti da imballaggio, ma di fatto macchine delle quali non è mai stato valutato il costo totale a carico della collettività. Non possiamo dimenticare inoltre il caso ancora al centro di una vicenda giudiziaria che va avanti da quattro anni. Una strana serie di “coincidenze” ha contraddistinto l’Aato provinciale dell’epoca e la sua scelta di far installare in alcuni Comuni le famigerate casette, delle quali continuiamo a sostenere l’inutilità, attraversi percorsi di affidamento con modalità che vorremmo fosse la magistratura a verificare. Stiamo parlando di un appalto per seicentomila euro. Durante l’ultima campagna elettorale è stato inoltre desolante vedere nei programmi elettorali e nelle “priorità” di liste di centrodestra e centrosinistra, l’impegno a costruirne di nuove, senza alcuna capacità critica.

Da questo quadro appare chiaro come ci hanno preso in giro tutti: Comune di Mantova, Provincia di Mantova, Società pubbliche, aziende speciali e imprese private. Non c’è centrodestra o centrosinistra che tenga, l’unico interesse ad essere rispettato è quello privato e di pochi contro il bene comune dei cittadini.

– nuove sfide, la consulta.

In questi tre anni è stato difficile tenere la barra dritta: il grosso del popolo dell’acqua ha smobilitato subito dopo la grande vittoria, pensando che i privatizzatori politici ed economici avrebbero mollato la presa, convinti che con un risultato tanto schiacciante non avrebbero potuto esserci tradimenti. Con impegno, serietà e coerenza abbiamo continuato ad approfondire la materia, protestare, informare i cittadini e “stare sul pezzo” in modo da poter dare un seguito a quello storico risultato. Ai banchetti informativi sentiamo spesso dire: “ma ancora con l’acqua? Ma non avevamo vinto un referendum?”. Ora sta iniziando ad operare una consulta provinciale degli utenti, nella quale siamo protagonisti e frutto anche delle nostre pressioni. Non può certo definirsi lo strumento di partecipazione che continuiamo a ritenere fondamentale per la gestione di un bene comune, ma potrà essere determinante per cercare di ottenere chiarezza, trasparenza e risposte: da quelle più dirette, come i “mancati investimenti” per trenta milioni di euro, a quelle che riguardano i bisogni dei cittadini, in termini economici e di sicurezza per la propria salute e per l’ambiente, fino a ribadire i significati reali della partecipazione e della democrazia. A ciascuno le proprie responsabilità: è tempo di una riflessione onesta quando 26 milioni di cittadini dicono una cosa chiara e la politica fa il contrario per le esigenze dei privati.

 

Acqua Bene Comune – Mantova

Mantovani truffati   Leave a comment

Clicca sulla infografica per vederla a grandezza naturale

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Il Tar ha respinto il ricorso dei privati rimasti fuori dalla gara per il socio privato di Tea Acque: imprese private che ricorrono contro altre imprese private per sapere chi ha più diritto di fare affari con l’acqua dei mantovani. Ora il 40% di Tea acque finirà definitivamente nelle mani di una cordata di imprenditori privati. Alla faccia della democrazia, dei beni comuni, delle proteste e del referendum di giugno 2011 in cui la maggioranza dei cittadini aveva detto “acqua pubblica” e “senza profitto”.

Giuridicamente la truffa è l’ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri. Da anni ci raccontano l’importanza del “privato efficiente con tanti soldi da investire”: è ideologia liberista e, prima dell’acqua, l’abbiamo già vista all’opera nei settori dei trasporti pubblici, della telefonia e dell’energia con risultati devastanti.
Questa volta però c’è una serie di responsabili che, con le loro azioni o il loro silenzio, condannano Mantova: la gara per il socio privato fu scritta nel 2010 per conto del Comune di Mantova (amministrazione Sodano) con la consulenza di Stefano  Speziali, imprenditore di Roncoferraro nel campo della gestione idrica; questi, interrogato su un suo interesse diretto nella gara, negò categoricamente. Il Sindaco Sodano (Pdl), in seguito non si è mai espresso pubblicamente sulla gara. Nonostante il suo ruolo di consigliere Aato ai tempi dell’avvio della gara, di presidente dell’Ufficio d’Ambito ora, di consigliere provinciale e di Sindaco (Pd) di Roncoferraro, Candido Roveda non ha mai negato “la necessità del privato che porta investimenti” anzi… . Dal canto suo, il Presidente di Tea, Luigi Gualerzi (in quota Lega Nord), pur amministrando un ente pubblico, anche dopo il vittorioso referendum del 2011 confermò che “l’affidamento al privato è l’unica strada percorribile”. Le buste con le offerte per il socio privato vennero aperte furbescamente in piena estate 2013: della cordata vincitrice di quel 40% fa parte la STA di Speziali, il consulente che si dichiarava “disinteressato” alla gara.
Ci hanno preso in giro tutti: Comune di Mantova, Provincia di Mantova, Società pubbliche, aziende speciali e imprese private. Non c’è centrodestra o centrosinistra che tenga, l’unico interesse ad essere rispettato è quello privato e di pochi contro il bene comune dei cittadini.
L’indignazione è forte e va di pari passo con la nausea.

Tre anni persi   Leave a comment

 

box gazzetta2Il ricorso dell’azienda sconfitta nella gara per il socio privato di Tea Acque segna il compimento di tre anni persi a rincorrere il mito del “privato efficiente con tanti soldi da investire tramite una gara lungamente contestata e contraria alla volontà democratica, espressa inequivocabilmente con il voto referendario del giugno 2011 con il quale abbiamo scelto una gestione del sistema idrico in forma pubblica e senza profitto.

Dietro il silenzio dei nostri amministratori e l’assoluta mancanza di confronto, il presidente Gualerzi ha invece sempre sostenuto e praticato i percorsi di privatizzazione come la soluzione a tutti i problemi, che nel loro progetto, si sarebbe concluso nel luglio scorso con la cessione del 40% di TEA Acque. Ora, dopo l’individuazione del socio privato, ecco che il concorrente escluso non si arrende e presenta ricorso. Si palesa la legittima aspettativa di un’azienda privata: difendere i propri interessi. Non c’è dubbio che questa sia la reale aspirazione di chi opera nell’azione imprenditoriale e non scandalizza nessuno, ma è ben lontana dall’affermazione popolare di una gestione dell’acqua come bene comune, priva di profitto e di lucro. La gestione dell’acqua non può essere un campo di battaglia per la prevalenza di interessi economici, che stimola appetiti spesso non troppo trasparenti e legittimi.

 Cosa dovremmo pensare di personaggi che risultano protagonisti del percorso di privatizzazione sui quali pendono pesanti dubbi di integrità e correttezza? Di certo possiamo constatare che si sono persi tre anni dietro le false chimere della capacità economica di investimento, tre anni nei quali la gestione del sistema idrico nel territorio mantovano non ha avuto nessun vantaggio e nessun percorso reale di miglioramento è stato praticato, così come non è stato praticato alcun percorso di confronto democratico e partecipativo. E non continuate a dirci che non c’erano alternative: quelle da noi suggerite, come ad esempio lo scorporo, non sono nemmeno state prese in considerazione. Così come non è stato preso in considerazione alcun percorso di analisi e studio che non fosse quello che doveva giustificare la legittimità della gara.
L’auspicio, da parte nostra, è ora quella che il TAR azzeri la gara e che, una volta tanto, i nostri amministratori decidano di fermarsi e di riflettere, confrontandosi realmente con i propri cittadini, quegli stessi di due anni e mezzo fa, con il voto referendario, non hanno scherzato e che avrebbero meritato, come ogni percorso democratico suggerisce, di essere ascoltati e rispettati, anziché essere traditi dalla sciagurata scelta della gara di privatizzazione.

Infografica sulla privatizzazione di Tea acque   Leave a comment

Una infografica semplice e sintetica per ricomporre la serie di “bolle” raccontate sulla privatizzazione di Tea Acque a partire dagli attori più importanti.

 

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12 ottobre: una giornata di mobilitazione per il popolo dell’acqua   Leave a comment

acquapubblica

Sabato 12 ottobre il popolo dell’acqua torna a mobilitarsi in tutto il Paese.
A Mantova saremo tutto il giorno in piazza: al mattino allestiremo un gazebo in piazza  Martiri di Belfiore, mentre al pomeriggio saremo impegnati in piazza Mantegna.

Nell’anniversario della “scoperta” dell’America, quando l’America Latina ricorda il suo “ultimo giorno di libertà”, saremo attivi nei territori attraverso una giornata di mobilitazioni diffuse contro i “nuovi colonialismi”, determinati dalla privatizzazione dei beni comuni e dalla mercificazione dei territori e della vita delle persone.
E’ questa una tappa di un percorso che, avviato dall’assemblea nazionale nel novembre 2012 del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, persegue la costruzione di intrecci fra i diversi movimenti e realtà territoriali in lotta per la riappropriazione sociale dei beni comuni e che ha visto nel campeggio all’Amiata del luglio scorso un momento fondamentale di elaborazione e condivisione.

Crediamo che la battaglia in corso in tutti i territori e a livello nazionale per la piena attuazione dell’esito della straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011 sull’acqua debba portare il proprio importantissimo contributo di contenuti e di pratiche sia per la costruzione di una forte alleanza dei movimenti per i beni comuni, sia per l’apertura di uno spazio pubblico di rivendicazione di una nuova democrazia.

Contro ogni tentativo –già annunciato a più riprese dal governo Letta, in accordo con i diktat monetaristi dell’Unione Europea- di aprire una nuova fase di privatizzazioni e di mettere una pietra tombale sull’esito referendario sull’acqua, e contro ogni tentativo di ridurre drasticamente gli spazi di democrazia, attraverso svolte autoritarie dentro le istituzionii e la criminalizzazione dei movimenti nella società.

Perché, oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Pubblicato ottobre 2, 2013 da nemaprob in Mantova, Movimento

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La grande truffa   Leave a comment

Un referendum violato, una privatizzazione in corso e tariffe illegittime
(lettera pubblicata sulla Gazzetta di Mantova il 30.7.2013)

 

Tea continua il suo percorso verso la privatizzazione di Tea Acque:  vogliamo dire a chiare lettere che ci troviamo davanti ad una della più  grandi truffe mai avvenute a danno dei cittadini che, nel frattempo,  sono costantemente invogliati a guardare altrove. A Mantova come ovunque si continua a parlare di mercato nella gestione della risorsa idrica, ignorando persino i segnali politici che stanno arrivando dall’Europa.
Con 27 milioni di voti al referendum del 2011, la chiara volontà dei cittadini ha fatto tremare i grandi profittatori che mirano a mercificare il nostro bene primario. In seguito è stata calata artificialmente una cortina fumogena che lentamente sta cercando di svuotare quel grandioso risultato. Il primo quesito sbatteva i privati fuori dalla porta dell’acqua, ma due anni dopo a Mantova, la gara per il socio privato di tea è ormai arrivata all’apertura delle buste con le offerte delle aziende in gara e, come al solito, ci si appresta a farlo in pieno periodo di vacanza; nessun socio di tea, sindaco del territorio, né tantomeno il Comune di Mantova, ha cercato di bloccare questo scempio. rubinetto-soldiSe un cittadino non obbedisce alla legge, diventa un criminale: come possiamo definire il silenzio-assenso dei soci di tea che dovrebbero amministrare “nel nome dei cittadini?”. C’è forse qualche cosa che noi cittadini non conosciamo che impedisce ai nostri amministratori di agire?
Potremmo avere anche sbagliato “a fare i compiti a casa”, ma mentre guardiamo a esperienze di ripubblicizzazione come Reggio Emilia, Vicenza e Napoli (oltre ad altre già avviate), c’è una serie di casi e di dati che messi insieme delineano un quadro agghiacciante. La democrazia  diventa carta straccia per favorire interessi “altri” rispetto a quelli della maggioranza delle persone. In altre città l’ingresso dei privati  ha già visto aumentare i costi a dismisura e le utenze dei cittadini a rischio povertà sono state chiuse brutalmente.
Il secondo quesito abrogava la remunerazione del capitale investito: al silenzio della politica amministrativa ha risposto il consiglio di stato affermando che da luglio 2011 le bollette sono illegittime. La politica ha voluto correre ai ripari a favore del profitto delegando all’autorità per l’energia elettrica e il gas il compito di “inventare” un nuovo metodo che peggiora quello esistente, reintroducendo quella  remunerazione abrogata soltanto chiamandola con un altro nome. Il forum dei movimenti per l’acqua, insieme a Federconsumatori ha presentato ricorso contro questa decisione, come anche contro la decisione dell’ufficio d’ambito di Mantova di definire le nuove tariffe. Un referendum violato, una privatizzazione in corso e tariffe illegittime: abbiamo speso diverso tempo provando a convincere amministratori di ogni livello a riesaminare alcune scelte per tornare sui propri passi e continueremo a farlo; chiediamo a tutti quei cittadini coscienti della truffa di mettersi in gioco ed esigere rispetto al proprio sindaco, all’amministratore pubblico e a tutti quelli che poi sono sempre pronti  a chiedere un voto onesto e un voto pulito. La posta in gioco è altissima tra il futuro democratico delle nostre comunità e le grinfie  dei privatizzatori sulla risorsa acqua.