13 giugno 2014: tre anni dopo   Leave a comment

acquaPer il terzo compleanno della vittoria referendaria del giugno 2011, il governo Renzi ha già preparato il regalo: verrà impugnata, al fine di cancellarla, la legge d’iniziativa consiliare e popolare che prevede la ripubblicizzazione dell’acqua nella Regione Lazio, con la motivazione che la legge sarebbe in contrasto con le norme sulla concorrenza. Un’accelerazione verso nuove politiche liberiste fatte di maggiori privatizzazioni e un avvertimento per tutte quelle realtà territoriali che hanno intrapreso percorsi nel rispetto del referendum di tre anni fa.

A Mantova, purtroppo, tutto questo è indifferente: qui il grande risultato è stato dimenticato e rimosso in fretta. Il voto di 164mila mantovani è stato preso e buttato via come se la democrazia fosse carta straccia. Il silenzio porta oblio e per questo vale la pena di ricordarne le tappe.

Il primo quesito referendario era sull’affidamento ai privati del servizio idrico, la privatizzazione: a Mantova la gara per il socio privato fu scritta prima dell’esito referendario, già nel 2010 per conto del Comune di Mantova (amministrazione Sodano) con la consulenza di Stefano Speziali, imprenditore di Roncoferraro nel campo della gestione idrica; questi, interrogato su un suo interesse “diretto” nella gara, negò categoricamente. Nonostante il voto dei cittadini, tutti i nostri amministratori mantovani nulla hanno detto o fatto per dare attuazione alla chiara volontà popolare: solo silenzio o affermazioni sibilline. Il Sindaco Sodano (Forza Italia), formalmente per l’acqua pubblica, si è espresso favorevolmente nei confronti del percorso di privatizzazione. Candido Roveda (Pd) non ha mai negato “la necessità del privato che porta investimenti”, nonostante il suo ruolo di consigliere Aato ai tempi dell’avvio della gara, di presidente dell’Ufficio d’Ambito poi, di consigliere provinciale e di Sindaco di Roncoferraro fino a pochi mesi fa. Dal canto suo, il Presidente di Tea Luigi Gualerzi (in quota Lega Nord), pur amministrando un ente pubblico, nominato dalla politica, non si è mai preoccupato di attivare percorsi democratici a seguito del vittorioso responso del 2011; già chiaramente schierato con la parte perdente di quel referendum continuò imperterrito ad ignorarne l’esito e confermò che “l’affidamento al privato è l’unica strada percorribile”. Le buste con le offerte per il socio privato vennero aperte l’anno scorso, in piena estate: della cordata vincitrice di quel 40% faceva parte anche la STA di Speziali, il consulente che si dichiarava “disinteressato” alla gara. E tutto questo nell’assoluto silenzio della politica. Ora c’è un percorso che sembrerebbe positivo, che si propone di ridurre il numero dei gestori dei servizi idrico nella provincia per razionalizzarlo: attenzione però, non vorremmo trovarci di fronte al fatto compiuto dell’introduzione dei privati anche dove il capitale risulta ancora pubblico, senza che non ci sia mai stata alcuna discussione sulla forma di gestione dell’acqua.
(leggi, scarica, diffondi l’infografica)

– Il secondo quesito metteva invece in chiaro che non si poteva fare profitto sull’acqua: noi continuiamo a chiederci che fine hanno fatto, dal 2007 ad oggi, quei 25/30 milioni di mancati investimenti, che avrebbero dovuto essere utilizzati per adeguare impianti fognari e acquedottistici per i quali noi cittadini abbiamo pagato con tariffe che sono aumentate, dal 2007 al 2013, del 4,5% medio per ciascun anno. Questo significa che le bollette sono aumentate in questi anni oltre il 30%, a fronte di una inflazione del 13% ……. E il restante 17%? Che dire poi dei soldi che l’Ufficio d’Ambito, negli ultimi due anni, ha concesso al Bilancio Provinciale?

E ancora le casette dell’acqua: i distributori di acqua privati, comparsi in vari comuni del mantovano come “soluzione” alla produzione di rifiuti da imballaggio, ma di fatto macchine delle quali non è mai stato valutato il costo totale a carico della collettività. Non possiamo dimenticare inoltre il caso ancora al centro di una vicenda giudiziaria che va avanti da quattro anni. Una strana serie di “coincidenze” ha contraddistinto l’Aato provinciale dell’epoca e la sua scelta di far installare in alcuni Comuni le famigerate casette, delle quali continuiamo a sostenere l’inutilità, attraversi percorsi di affidamento con modalità che vorremmo fosse la magistratura a verificare. Stiamo parlando di un appalto per seicentomila euro. Durante l’ultima campagna elettorale è stato inoltre desolante vedere nei programmi elettorali e nelle “priorità” di liste di centrodestra e centrosinistra, l’impegno a costruirne di nuove, senza alcuna capacità critica.

Da questo quadro appare chiaro come ci hanno preso in giro tutti: Comune di Mantova, Provincia di Mantova, Società pubbliche, aziende speciali e imprese private. Non c’è centrodestra o centrosinistra che tenga, l’unico interesse ad essere rispettato è quello privato e di pochi contro il bene comune dei cittadini.

– nuove sfide, la consulta.

In questi tre anni è stato difficile tenere la barra dritta: il grosso del popolo dell’acqua ha smobilitato subito dopo la grande vittoria, pensando che i privatizzatori politici ed economici avrebbero mollato la presa, convinti che con un risultato tanto schiacciante non avrebbero potuto esserci tradimenti. Con impegno, serietà e coerenza abbiamo continuato ad approfondire la materia, protestare, informare i cittadini e “stare sul pezzo” in modo da poter dare un seguito a quello storico risultato. Ai banchetti informativi sentiamo spesso dire: “ma ancora con l’acqua? Ma non avevamo vinto un referendum?”. Ora sta iniziando ad operare una consulta provinciale degli utenti, nella quale siamo protagonisti e frutto anche delle nostre pressioni. Non può certo definirsi lo strumento di partecipazione che continuiamo a ritenere fondamentale per la gestione di un bene comune, ma potrà essere determinante per cercare di ottenere chiarezza, trasparenza e risposte: da quelle più dirette, come i “mancati investimenti” per trenta milioni di euro, a quelle che riguardano i bisogni dei cittadini, in termini economici e di sicurezza per la propria salute e per l’ambiente, fino a ribadire i significati reali della partecipazione e della democrazia. A ciascuno le proprie responsabilità: è tempo di una riflessione onesta quando 26 milioni di cittadini dicono una cosa chiara e la politica fa il contrario per le esigenze dei privati.

 

Acqua Bene Comune – Mantova

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